due chiacchiere

Io ci vedo!

Uscendo dall’edificio dove mi avevano appena dato una sistematina agli occhi un paio di giorni fa, ho pensato subito alla scena del film Una poltrona per due in cui Eddie Murphy riacquista magicamente la vista grazie ai due poliziotti che lo aiutano in questo miracolo. Posso confermare che poter finalmente vedere nitidamente senza occhiali è una sensazione indescrivibile. Certo, per qualche giorno dovrò sopportare alcuni fastidi (simile a quello che si prova quando si avverte un granello di sabbia nell’occhio) e stare attento a non strofinare gli occhi, specialmente con le mani sporche, ma sono quisquiglie in confronto alla libertà che ho riacquistato. Ed allora oggi volevo continuare questa mini serie in cui ti sto raccontando la mia avventura italiana, parlandoti della clinica Siena Eye Laser dove ho effettuato l’intervento, e della mia esperienza durante le varie fasi della procedura. Come negli altri casi, ci tengo a precisare che no, questo non è un post sponsorizzato.

L'esterno dell'edificio dove si trova la clinica

Ho scoperto questo posto dopo varie ricerche in rete, contatti con amici e parenti, e telefonate a svariati centri in giro per il Belpaese. Ho anche chiamato l’ospedale di Roma e l’Humanitas di Milano, ma la loro procedura era troppo farraginosa per chi come me sarebbe venuto dall’estero con tempistiche ristrette. Così ho confermato il mio appuntamento con questa clinica lo scorso luglio, ed ho cominciato un po’ alla volta a pianificare i dettagli, dal bed and breakfast alla logistica, dal biglietto aereo alla vacanza in Trentino a trovare i miei amici.

La procedura avviene su tre giorni consecutivi: visita pre-operatoria il primo giorno, intervento il secondo giorno, e visita di controllo l’ultimo giorno. Quando mi son presentato all’inizio, la segretaria all’ingresso mi ha consegnato un modulo per conoscere la mia storia clinica, se avessi subìto interventi precedenti agli occhi, eventuali fastidi nella visione notturna e via dicendo. Pagato il costo della visita, mi è stato chiesto di accomodarmi in una saletta d’attesa sul retro, aspettando di essere chiamato dall’operatrice che effettuava i controlli. Una cosa mi ha stupito sin da subito: il continuo via vai di pazienti e l’organizzazione della struttura nel gestire questo flusso di gente senza intoppi. Non pensavo vi fossero così tante persone pronte a liberarsi degli occhiali.

La visita in sé è simile a quella che si fa dall’oculista, con tutti i macchinari necessari a misurare la pressione oculare, le dimensione della cornea e via dicendo. La parte più fastidiosa sono le gocce per dilatare la pupilla: a parte il bruciore per una decina di minuti, si nota una sensibilità alla luce del sole che alcuni potrebbero considerare troppo forte. Dopo un’ulteriore attesa di qualche minuto per far agire le gocce, ho incontrato il medico che avrebbe eseguito l’intervento, il dottor Crudale. Mi ha fatto accomodare nel suo studio ed ha controllato l’esito dei vari esami insieme a me. Mi ha spiegato le due opzioni di cui ti dicevo qualche giorno fa, e mi ha consegnato una lista di colliri ed altre cose da prendere in farmacia (dietro l’angolo), dandomi appuntamento al giorno dopo.

La mattina dell’intervento, prima di recarmi in clinica, ho fatto una bella doccia e mi sono lavato per bene la faccia, visto che dopo, come da indicazioni scritte in uno dei fogli nella cartella clinica, avrei dovuto evitare di far andare acqua negli occhi per almeno cinque giorni. Giunto sul luogo del delitto, ho consegnato i moduli compilati che mi avevano dato il giorno prima, e dopo una quindicina di minuti, un’altra infermiera è venuta a prendere me ed un ragazzo di Rovigo con cui stavamo scambiando due chiacchiere. Ci ha accompagnati nell’anticamera della sala operatoria, dove abbiamo indossato una cuffietta per i capelli, copri scarpe e mascherina. Poi ci ha messo l’anestetico negli occhi, e ci ha spiegato cosa sarebbe successo dopo. Infine, ci ha fatti accomodare in sala operatoria uno alla volta.

La scena del lavaggio del cervello in Arancia Meccanica

Qui ho salutato il dottor Crudale ed il suo staff, già in postazione dietro la macchina. Mi hanno fatto distendere sul lettino, e come spiegato dall’infermiera, mi hanno messo un piccolo aggeggio nell’occhio sinistro, stile Arancia Meccanica appunto, che avrebbe tenuto le palpebre aperte durante la delicata operazione. Poi mi hanno messo una specie di lente a contatto attaccata ad un macchinario, ed ho visto tante stelline per una ventina di secondi. Tolta quella, è cominciato l’intervento vero e proprio: vedevo una luce rossa lampeggiante, e bisognava continuare a guardarla mentre il laser faceva il suo lavoro. Il tutto è durato pochi secondi ad occhio, per un totale di una decina di minuti in sala operatoria.

Poi mi hanno fatto accomodare in un’altra saletta, dove l’infermiera è venuta a darci gli occhiali da sole, e ci ha spiegato cosa fare nei giorni successivi: come usare i collutori, come lavare delicatamente gli occhi con delle salviettine apposite, e via dicendo. Ho pagato il conto di 1800 euro (al confronto negli Stati Uniti avrei speso 4500 dollari circa per entrambi gli occhi) e mi sono incamminato verso la porta d’ingresso. Ed è lì che, uscendo dall’edificio, ho pensato alla scena di Eddie Murphy di cui ti dicevo all’inizio.

Tutto questo per dire che se anche tu sei stanco di indossare gli occhiali, e di pagare centinaia di euro per un nuovo paio di lenti ogni paio d’anni, ti suggerisco di considerare questa soluzione, che alla lunga è di sicuro più economica e vantaggiosa. Ripeto, a me in tasca non entra nulla.

Commenti

  1. Giovanni ha scritto:

    Sono contento che il tutto è andato bene.
    Concordo col tuo post.
    Riconosco un buon consiglio dato è disiteressato.

    Risposte al commento di Giovanni

    1. camu ha scritto:

      Grazie, Giovanni. In effetti ho proprio in mente di scrivere un post sui consigli (e le recensioni) disinteressate. In questi giorni in Italia, cercando ristoranti dove pranzare ecc, ho scoperto che non tutte le recensioni sono attendibili e sincere 🙁

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